
Catalogo “Carol Rama, Milano, 1985, a cura di Lea Vergine”
A cura della critica che più di ogni altra ha compreso l’animo di Carol Rama, questo catalogo è una pietra miliare. Lea Vergine analizza l’opera dell’artista come un’estetica della crudeltà e del desiderio. Attraverso un apparato iconografico ricchissimo, il volume esplora il tema dell’identità negata e della follia come strumento di libertà, consolidando il legame profondo tra l’artista e la critica milanese.
La pittura come “Usura” e Memoria (1978)
In opere come Definizione d’usura e Movimento e immobilità di Birnam, Carol Rama utilizza le camere d’aria non più come elementi ludici, ma come testimoni del tempo che passa. Il materiale industriale, logoro e scurito, diventa metafora di una resistenza etica contro l’oblio. Questi testi documentano la maturità di un’artista che, pur nel cuore delle avanguardie, ha saputo mantenere una coerenza estetica e intellettuale assoluta, trasformando il supporto plastico in uno spazio di indagine filosofica.



Carol Rama, Lea Vergine e Meret Oppenheim (Milano, 1980)
La foto storica alla vernice de L’altra metà dell’avanguardia testimonia la centralità di Carol Rama nel dialogo tra le grandi autrici del Novecento. Insieme a Lea Vergine, l’artista rivendica un ruolo attivo nella storia, trasformando la sua scelta di isolamento in un testamento di libertà. Questa sezione evidenzia come la maschera dell’artista non sia un modo per nascondersi, ma l’unico strumento per rivelare la propria natura più autentica.