
Louise Bourgeois, Blue Days and Pink Days
Il catalogo, curato da Jerry Gorovoy e Pandora Tabatabai Asbaghi, presenta una selezione di opere di Louise Bourgeois e approfondisce i nuclei centrali della sua ricerca. Attraverso i contributi critici, emerge il ruolo della memoria, del corpo e del colore nel suo lavoro. L’opera Days of Pink / Days of Blue (1997) diventa una chiave di lettura per comprendere il dialogo tra esperienza personale, tempo e materiali.
In questi scatti infantili risiede l’origine del suo lavoro. La vicinanza alla madre Joséphine e alla nonna a Le Mont-Dore stabilisce l’archetipo della “tessitrice”. Queste immagini documentano la stabilità apparente di una famiglia borghese che Louise, decenni dopo, scomporrà nelle sue installazioni. La spiaggia di Deauville diventa, nella sua memoria, un teatro di tensioni sotterranee tra i volumi dei corpi.




Il Segreto: Promenade des Anglais, Nizza (1923)
Questa fotografia ritrae Louise Bourgeois insieme al padre e a Sadie, la governante inglese che lavorava in famiglia. L’immagine diventa per l’artista un riferimento importante nella rilettura della propria storia personale. Da qui si sviluppano alcuni dei temi centrali della sua ricerca, come le Cells e opere come The Destruction of the Father, in cui lo spazio domestico viene esplorato come luogo di relazioni, tensioni e memoria.

La Formazione: Lycée Fénelon (1927) e Académie de la Grande-Chaumière (1937)
Le immagini di Louise Bourgeois nel 1927 e le fotografie realizzate da Brassaï durante i corsi di nudo all’Accademia documentano una fase di formazione e avvicinamento alla pratica artistica. In questi anni sviluppa il rigore del disegno e il controllo della linea, elementi che restano centrali nel suo lavoro. La dimensione geometrica diventa uno strumento per organizzare la composizione e costruire una struttura formale più stabile all’interno della sua ricerca.
Il Trasferimento a New York: Matrimonio (1938) e Studio (1944)
Questa fotografia ritrae Louise Bourgeois insieme al padre e a Sadie, la governante inglese che lavorava in famiglia. L’immagine diventa per l’artista un riferimento importante nella rilettura della propria storia personale. Da qui si sviluppano alcuni dei temi centrali della sua ricerca, come le Cells e opere come The Destruction of the Father, in cui lo spazio domestico viene esplorato come luogo di relazioni, tensioni e memoria.


La Materia della Toscana: Querceta e Pietrasanta (1967-1969)
In queste immagini Louise Bourgeois è ritratta mentre lavora materiali come gesso e marmo, in una fase di ricerca molto fisica. Da queste esperienze prendono forma opere come Cumul II, caratterizzate dalla ripetizione di elementi organici e dalla presenza di volumi morbidi e articolati. Il lavoro mette in relazione materiali duri e forme ispirate al corpo, sviluppando un linguaggio scultoreo basato su accumulo, variazione e trasformazione delle forme.




L’Abito come Pelle: Il Costume in Lattice (1975) e Fillette (1982)
Posa sulle scale di casa con un costume antropomorfo in lattice, da lei stessa fabbricato: la scultura diventa abito e maschera protettiva. Questa fase culmina nella celebre serie di provini di Robert Mapplethorpe, dove Louise sorride stringendo Fillette: un’opera in lattice che rappresenta un fallo, trattata però come un oggetto affettivo, in un atto di ironica sovversione verso il potere maschile.



Le Architetture Finali: Precious Liquids (1994) e Spider (1995)
La mostra si chiude con la monumentalità. La veduta interna di Precious Liquids rappresenta la sintesi delle sue Cells, spazi chiusi dove i liquidi corporei (sudore, lacrime) diventano scultura. Infine, l’immagine di Louise con Spider celebra l’ode definitiva alla madre: il ragno non è un mostro, ma una protettrice, una tessitrice instancabile che veglia sulla memoria del mondo e ripara i danni del tempo.







